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CAPITOLO UNO
 

L'INFERNO NEI VANGELI

L'Inferno c'è: lo dice Gesù

L'inferno c'è - purtroppo - e chi ci finisce non ne esce mai più. Il primo e fondamentale motivo per crederci, è che lo attesta quella Parola di Dio divinamente ispirata che è la Bibbia, a cominciare dal Vangelo annunziato dal Figlio di Dio, Gesù Cristo, il Risorto. Che proprio con la sua risurrezione ha suggellato la sua natura divina, la veridicità del suo insegnamento (riguardante anche l'Inferno) e l'autorevolezza della Bibbia.
"Ma io non ci credo che sia risorto" obietta qualcuno. Al che rispondo: fa niente, è risorto lo stesso, e l'inferno c'è anche per chi non ci crede. Anzi una grande mistica della Chiesa ha visto l'Inferno popolato soprattutto da gente che non ci credeva.
Le vie di fuga da questa inquietante realtà sono tante. Certi teologi del Concilio Vaticano II, non potendo arrivare a negare l'esistenza dell'Inferno, hanno fatto pericolosissime acrobazie teologiche per ventilare la seducente ipotesi che l'Inferno potrebbe anche esserci, ma è vuoto, insomma non ci finisce nessuno, dato che Dio è amore e alla fine perdona tutti.....

Ai tanti credenti che credono di poter insegnare a Dio quel che deve e non deve essere, e ciò che può o non deve fare, suggerisco di prendere un pennarello rosso e evidenziare tutti i passi in cui il Vangelo parla dell'Inferno (ma anche, per non cadere nello sconforto, con un pennarello verde-speranza i passi che parlano del Paradiso).

Nell'avventurarsi in questa importantissima verifica, va tenuto conto che la parola "Inferno"- dal latino: "che sta in basso, che sta sottoterra" - nel Vangelo in italiano della Chiesa Cattolica si trova una sola volta, in quello squarcio sull'aldilà riportato dal Vangelo di Luca, dove del ricco gaudente trapassato a peggior vita è detto che stava "nell'inferno tra i tormenti" (16:23). In altri due passi il Vangelo usa il termine quasi equivalente di "Inferi": a Cafarnao , la città in cui Gesù era venuto a stabilirsi dopo Nazareth e non si era convertita pur avendo visto tanti segni e prodigi, il Signore predice: " Fino agli Inferi precipiterai!" ( Matteo 11:23). A Pietro invece, che lo ha riconosciuto come "il Cristo, il figlio del Dio vivente" Gesù assicura che "le porte degli Inferi non prevarranno" contro la Chiesa (Matteo 16:15-18). In tutt’e tre questi passi del Vangelo, le parole "Inferno" o “Inferi” traducono il termine greco "Ades"( i Vangeli e tutto il Nuovo Testamento ci sono pervenuti in greco).
Uno dei termini più ricorrenti con cui Gesù parla dell'Inferno, è "Geenna", parola che ricorre 11 volte nei Vangeli: era un po' la discarica di Gerusalemme, dove il fuoco veniva tenuto sempre acceso, e vi si gettavano carogne di animali, e anche di criminali giustiziati. Nell'insegnare che è meglio toglier via - e tagliar via -da noi tutto ciò che ci fa cadere in peccato, fosse anche una mano o un piede o un occhio, Gesù avverte che è meglio fare così che finire nella Geenna, cioè all'Inferno, "dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue" (Marco 5:48).

C'e poi nel Vangelo tutta una varietà di sinonimi che definiscono questo luogo di sofferenza e disperazione eterne: fuoco, fuoco inestinguibile, fornace ardente, perdizione, condanna, eterna dannazione, tenebre di fuori, pene eterne, guai. Questi diversi modi in cui Gesu parla dell'Inferno, già rendono un idea di cosa è veramente. A cominciare dal fuoco in cui sono tormentati i dannati (come nella visione dei tre pastorelli di Fatima). "Questa fiamma mi tortura!" esclama il ricco, implorando Abramo: " Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua"(Luca 16:24).

Le parole che usa Gesù nel descrivere l'Inferno sono drammaticamente eloquenti, e lo descrivono come un luogo tenebroso di indescrivibili ed eterne sofferenze: come l’espressione "pianto e stridor di denti" che ricorre nelle parabole del buon grano e della zizzania, della rete gettata in mare, delle nozze regali, delle dieci vergini.
Ma un altro modo in cui Gesù parla di quanti vanno all'Inferno, è il loro non entrare nel Regno dei cieli, l’esserne esclusi per sempre: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli"dice ad esempio il Signore nel discorso della montagna (Matteo 5:20). Ebbene, chi "non entra" finisce all'Inferno. Con questa espressione Gesù mette in risalto l'accresciuta sofferenza dei dannati nel vedersi esclusi dall'eterna felicità del regno celeste. Vale la pena di riportare per intero un brano del Vangelo di Luca (13:22-30), anche per ricordarci che quanto stiamo dicendo deve muoverci a concreti passi di ravvedimento per entrare per la porta stretta che conduce alla vita, anziché perderci in vane disquisizioni teologiche o in un'infondata sicurezza religiosa.

"Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese:«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici!. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da
mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”

 

L'Agnello di Dio e l'Inferno

Prima di procedere con alcuni cenni su cosa è detto sull'Inferno nel resto della Bibbia, c'è da soffermarsi sulla definizione di "Agnello di Dio" che Giovanni Battista dette di Gesù quando "vedendo Gesù venire verso di lui disse: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!"( San Giovanni 1:29).  

Giovanni, cugino e coetaneo di Gesù, fa da cerniera - per così dire - tra Vecchio e Nuovo Testamento: ultimo dei  profeti  dell'antica alleanza, Gesù lo definisce "più che un profeta" (San Luca 7:26-28), addirittura "il più grande tra i nati di donna". Il Battista a chi lo interrogava su chi fosse, rispondeva di essere "Voce d'uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore!" secondo quanto preannunziato secoli prima dal profeta Isaia (40:3). Ma il Signore Gesù lo identificò anche con "quell'Elia che doveva venire" come suo precursore, del quale aveva parlato il profeta Malachia (3:23).

Il Battista parlava di Gesù alle folle proclamandolo "il Figlio di Dio... che mi è passato avanti, perché era prima di me"; e anche "lo sposo" da festeggiare, di cui Giovanni si definiva l'amico presente alle nozze, che si rallegrava all'udirne la voce. Ma la definizione rimasta più famosa, e che il sacerdote ripete a ogni Messa prima di distribuire l'Eucarestia, è quella di "Agnello di Dio": il vero agnello sacrificale prefigurato nella Pasqua ebraica, che avrebbe preso su di sé ed espiato col suo sacrificio i peccati non soltanto di Israele, ma di tutto il mondo. Grazie al suo sacrificio espiatorio e alla sua risurrezione, l'uomo peccatore - e siamo tutti peccatori, nessuno escluso - può ricevere il perdono dei peccati e lo Spirito Santo per avere la forza di emendarsi dai propri peccati e vizi,  e acquisire le virtù, umane e divine, necessarie per entrare nel regno dei cieli. Ma questo "Agnello di Dio" non avrebbe soltanto tolto il peccato del mondo, ma avrebbe anche eliminato dal mondo tutti i peccatori . "Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco..." annunziava il Battista " raccoglierà il suo grano nel granaio ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile". "Granaio" : la Chiesa universale di Cristo. "Fuoco inestinguibile": l'Inferno eterno.                             

Negli scritti neotestamentari, al di fuori dei Vangeli Gesù viene definito col nome di Agnello solo un paio di volte, tranne che nel libro dell'Apocalisse, dove sorprendentemente viene nominato 29 volte con  tale nome. Ma qui compare non come il remissivo, mansueto e umile "agnello condotto al macello" profetizzato da Isaia (53:7) e da Geremia (11:19); ma come un Agnello seduto regalmente sul trono di Dio Padre, nell'esercizio di tutta la sua sovrana regalità sulla Chiesa e sul mondo.

Viene da Pensare al crocifisso ligneo che ad Assisi, nella fatiscente Chiesa di San Damiano, parlò al giovane Francesco affìdandogli un mandato universale:Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela”. Quel Crocifisso di stile bizantino, non ritrae il "Cristo sofferente" che siamo abituati a vedere, ma un "Cristo trionfante", con gli occhi aperti e un'espressione maestosa, regalmente "intronizzato" sulla croce: quasi a dire, come si legge nell'Apocalisse (1:17-18),"Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi". E al di sopra del Cristo in croce, c'è una piccola immagine che lo ritrae ascendere in cielo tra gli Angeli, tenendo una croce a mo' di trofeo. Più in alto, si vede la mano del Padre celeste che accoglie il Figlio nella gloria.

Nei primi tre capitoli dell'Apocalisse, di questo importantissimo, affascinante e altrettanto negletto libro conclusivo della Bibbia, vediamo Gesù governare la Chiesa nelle sue varie espressioni locali. Quale Sommo Sacerdote della Chiesa, che intercede per essa presso il Padre, il Signore la guida, l'incoraggia, la corregge, tramite i sacerdoti terreni e i doni dello Spirito Santo, a cominciare dal dono di profezia. Ci sarebbe molto da dire sull'attuale ministerio sacerdotale che Gesù esercita nel Santuario Celeste. Per tanti credenti,  celebrata la festività della sua Ascensione, è come  perdessero le tracce di Gesù, poco o nulla sapendo di cosa nostro Signore sta facendo in cielo e dal cielo (nel Nuovo Testamento c'è un prezioso libro - la Lettera agli Ebrei - che colma questa lacuna).

Ma procedendo nella lettura dell'Apocalisse, si vede l'Agnello che, alla destra del Padre, governa insieme a lui le sorti del mondo, intervenendo  nel corso della storia per arginare il male del mondo tramite l'operato della Chiesa stessa,"sale della terra" e "luce del mondo"; e anche castigando l'umanità quando il male trabocca. Lui solo, Gesù, può aprire i sette sigilli del rotolo della Storia umana, dove le sorti di una Chiesa sempre più osteggiata e perseguitata, si intrecciano con quelle di un mondo sempre più ostile a Dio e al suo Cristo. Un mondo su cui Iddio manda castighi, come le piaghe che mandò sull'antico Egitto, ma ora su scala planetaria.  I quattro cavalieri dell'Apocalisse (capitolo 6°), che portano guerre e  fame, malattie e morte, avanzano sulla terra a un ordine che procede dal trono di Dio, uno dopo l'altro, ogni volta che l'Agnello apre uno dei primi quattro sigilli. E così  sempre più ricorrentemente la anormale "normalità"  di questo  mondo "attaccato ai  piaceri più che a Dio" ( 2 Timoteo 3:4), viene sconvolta da varie tragedie, che siano terremoti o uragani, terrorismo o disperate migrazioni di gente che sfugge alle guerre o alla carestia. Questi flagelli sono, a ben vedere, l'ultimo atto di misericordia di un Dio buono e giusto, per portare gli uomini a ravvedimento e salvarli da quel castigo eterno e irrevocabile che è l'Inferno. Ma, si legge nell'Apocalisse  (9:20-21), ed è uno dei temi tristemente ricorrenti nel libro, che l'umanità pur sotto i ricorrenti e crescenti flagelli del cielo: "non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni.... non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie"( da notare che il tempo usato spesso nelle profezie è un "passato profetico": il profeta ha già visto gli eventi futuri, e questi si verificheranno sicuramente ).

Siamo nel tempo della fine, l'umile Agnello sceso dal cielo per togliere i peccati del mondo. ridiscenderà in tutto lo splendore della sua gloria e regalità per  "togliere" definitivamente il peccato e i peccatori dal mondo. 

"Poi vidi il cielo aperto" scrive Giovanni verso la fine del suo libro "ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava «Fedele» e «Verace»: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è «Verbo di Dio». Gli eserciti del cielo  lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.  Dalla bocca gli esce  una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori"(Apocalisse 19:10-16).

Eh sì,"Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre" (Ebrei 13:8); ma dopo essere stato il Profeta che ha annunziato la Parola definitiva di Dio, e il Sacerdote che ha immolato sé stesso intercedendo per noi presso il Padre, tornerà - e ci siamo più vicini di quanto pensiamo - nelle vesti di giudice dei vivi e dei morti. Quanti hanno fatto a meno di Lui, o deformato la sua vera identità in un Gesù di comodo, sperimenteranno che "è terribile cadere nelle mani del Dio vivente!" (Ebrei 10:32). Perché allora, come si legge nell'Apocalisse (6:15-18): "I re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero (si nasconderanno) tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti;  e dicevano (diranno) ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello,  perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?" Tanti religiosi così buonisti che pretendono di essere più buoni di Dio onnipotente, non sopportano di sentir parlare di "ira di Dio". Eppure le Sacre Scritture attestano di questa ira, santa e giusta, ma addirittura "furiosa" contro quanti si ostinano nel male. 

"Misericordia e ira sono in Dio" si legge nel libro sapienzale del Siracide (6:12-13)," potente quando perdona e quando riversa l'ira. Tanto grande la sua misericordia, quanto grande la sua severità; egli giudicherà l'uomo secondo le sue opere". Questo è il vero volto di Dio, così l'hanno creduto e ritenuto venti secoli di Santi della nostra Chiesa.

E' scritto - ed è uno dei passi più luminosi e incoraggianti delle Sacre Scritture - che "Dio, nostro salvatore,  vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (I Timoteo 2:1-4). Fra quei "tutti" ci sei anche tu, ci sono anch'io. Siamo ancora in tempo per convertirci a Dio, "allontanandoci dagli idoli " cioè dai miti e dalle vanità di questo mondo " per servire al Dio vivo e vero  e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, che ci libera dall'ira ventura " (1 Tessalonicesi 1:9-10). Sì, beati quanti attendono con amore,  timore e una buona coscienza la sua venuta, perché  si sentiranno dire dal Signore: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo"(Matteo 25:34)  Ma purtroppo a molti in quel giorno, che non hanno aperto il cuore all'amore di Dio e del prossimo per essere salvati, saranno rivolte queste agghiaccianti parole dal divino e giustissimo giudice: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matteo 25:41).
 

INDICE

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA: L'Inferno nella Parola di Dio

CAPITOLO UNO : L'Inferno nei Vangeli

CAPITOLO DUE : L'Inferno nel resto della  Bibbia
                               -  l'Inferno nel Vecchio Testamento
                               -  l'Inferno nel Nuovo Testamento

IN SINTESI

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